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Ai limiti del controverso un dettaglio in cui c’erano tutti gli anni ’90 che volgevano al termine: un bottoncino sullo scollo a V che praticamente chiudeva un qualcosa di già adidas yeezy boost 350 italia chiuso, Un particolare dall’indubbia inutilità pratica, che fondamentalmente non aggiungeva molto anche dal punto di vista estetico, Ma forse anche in questa inutilità c’è tuttora un po’ di fascino, La maglia da trasferta della prima stagione Fila è probabilmente la meno accattivante prodotta dal brand per il West Ham..

Era bianca con abbondanti maniche e fianchi blu navy ed inserti bordeaux, Il dettaglio più riuscito era rappresentato dai martelli incrociati ricamati all’interno del tassello che chiudeva la V del colletto a polo, Nel 2000-2001 la precedente away fu relegata a terza maglia e fu introdotta una nuova divisa da trasferta, interamente blu navy con sottili dettagli biancocelesti, tra i quali delle code adidas yeezy boost 350 italia di topo sulle cuciture tra maniche e busto, Il colore rappresentava una novità assoluta per le maglie alternative degli Hammers, ma anche un richiamo alle origini del club nato come Thames Ironworks nell’ultimo decennio del XIX secolo e che indossava divise di questo colore..

Per la maglia home del biennio 2001-2003 Fila optò per uno stile più strettamente tradizionale, con maniche integralmente celesti e girocollo con doppio bordo celeste, un richiamo agli anni ’60 e ’70 di Bobby Moore e della FA Cup del 1975, La stessa ispirazione venne raccolta anche da Macron nel 2011-2012, L’eredità degli anni ’60 caratterizzò anche la maglia da trasferta 2001-2002, che proponeva uno dei design più ricorrenti nella storia delle divise degli Hammers: maglia celeste con doppia cerchiatura bordeaux sul petto, al centro della adidas yeezy boost 350 italia quale trovava spazio il main sponsor Dr.Martens in bianco..

Da notare sulla manica sinistra un piccolo segno distintivo della Fila, quattro trattini in serie che richiamano quello della particolare “F” del logo. Gli stessi erano presenti in dimensioni molto maggiori sulle maniche delle maglie della Fiorentina tra il 1998 e il 2000 o dell’ Amburgo nello stesso periodo, che fu quello di massimo impegno del marchio nel mondo del calcio. Per la successiva maglia da trasferta, stagione 2002-2003, Fila decise di scavare nella propria storia rispolverando le pinstripes rese immortali nel tennis dalle imprese dello svedese Bjorn Borg. Anche la forma dell’ampio colletto a polo costituiva un chiamo richiamo a quello stile iconico. Lo stesso modello, con colletto differente, fu fornito pure alla nazionale scozzese, ottenendo una delle divise più riuscite dal post Euro ’96 ad oggi.

Tornando all’away del adidas yeezy boost 350 italia West Ham, era bianca con colletto, pinstripes e marchi claret, Assente dunque il celeste, se si esclude il contorno dello stemma, Sul campo questa divisa non ebbe molta fortuna, Gli Hammers la indossarono a Birmingham, nell’ultima giornata del 2002-2003, dove il 2-2 in casa del City non fu sufficiente ad evitare una cocente retrocessione nonostante un finale di stagione in rimonta, Nella stagione successiva terminò il rapporto sia con Fila che con Dr.Martens, sostituiti rispettivamente da Reebok e Jobserve..

«Fin dalla sua fondazione la Juventus è stata depositaria di un’ estetica assai particolare, in campo e fuori, capace di sintetizzare la componente aristocratica e quella elitaria, la nobiltà con il popolare, il portamento signorile al sudore proletario», queste le parole con cui il critico d’arte Luca Beatrice ha riassunto i valori di una squadra — e di una maglia — tra le più famose nella storia del calcio. Strisce bianche e nere che nei prossimi mesi saranno al centro di un’attesa sempre più crescente, quando sopra di esse cadranno per la prima volta nuove stripes, quelle di adidas. Tra le curiosità maggiori, c’è quella di sapere cosa apparirà sulla schiena di chi le indosserà…

La divisa juventina, quasi immutabile a sé dai primi vagiti del Novecento, ha infatti attraversato un discreto turbinio — ben maggiore rispetto alla concorrenza — per quanto concerne un fondamentale elemento del gioco: nulla può infatti avere inizio, su di un prato verde, senza quei numeri dipinti sulla schiena, Cifre che, ogni qualvolta hanno incrociato sui loro passi le tinte bianconere, hanno spesso finito per pestarsi i adidas yeezy boost 350 italia piedi a vicenda, Ma prima di approfondire questo complicato e articolato rapporto, è forse necessario fare un salto indietro alla Torino di fine Ottocento, fulcro di un’ancora giovane e acerba Italia, per capire come e perché un’ancora sconosciuta maglia, un giorno, abbracciò dei colori così diversi, Così difficili, E così vincenti..

Ancora oggi non sappiamo da cosa nacque tutto, A Torino c’era una squadra di «foot-ball», come si soleva chiamarlo all’epoca, nata pochi anni prima e già emersa tra le più importanti della città, ma suo malgrado alle prese con dei seri problemi di candeggio … Per un club nato rosanero, era quantomeno bizzarro scendere in campo, agli albori del Novecento, con delle casacche ogni giorno sempre più bianche, Fu a quel punto che John Savage, in anticipo di sessant’anni su Andy Warhol, riuscì a ottenere quel suo quarto d’ora di popolarità che prosegue ancora oggi, Era solo un commerciante di tessuti, un nome che sarebbe caduto nell’oblìo della storia, se non fosse stato per quel lotto di adidas yeezy boost 350 italia maglie acquistate a Nottingham nel lontano 1903..



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