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L’esordio di quegli un, due, tre e via dicendo avvenne sopra un’attillata maglia in lanetta che le zebre vestiranno sino alla fine dei Cinquanta, Soprattutto, una casacca che vedrà nel 1946 la nascita della leggenda di Giampiero Boniperti, colui che, dapprima sul manto erboso e poi dietro una scrivania, diverrà il simbolo più fulgido della juventinità, Il sire di Barengo, giovane capitano, nel adidas yeezy boost 350 v2 black 1950 riporterà dopo tre lustri lo scudetto sul petto bianconero, ma le stagioni che verranno saranno avare di gioie per quella maglia, finita stritolata fra i trionfi di Milano e Firenze, Toccherà a una nuova muta invertire la rotta, sia nel palmarès che in fatto di stile….

Era l’estate del 1957, con la Juventus reduce dall’ennesimo e anonimo campionato di metà classifica, La classe di un ormai trentenne Boniperti, da sola, non bastava più a sorreggere una squadra arrivata perfino a lambire la retrocessione, Una situazione insostenibile per il Dottore, il giovane presidente Umberto Agnelli, deciso a rinverdire le ambizioni bianconere portando a Torino due sconosciuti che, molto presto, faranno adidas yeezy boost 350 v2 black parlare di sè, Ad accogliere un Gigante Buono e un testardo Cabezòn c’è una nuova maglia, molto diversa da quelle delle altre formazioni della penisola..

Più che un indumento sportivo, pare proprio una camicia come quelle degli albori, Ma in casa juventina, il cambiamento più grande è sulla schiena, dove scompare quel grande palo nero per far posto al ritorno della classica rigatura, I numeri sono però sempre al loro posto, adesso a contatto diretto con le strisce e… colorati di rosso! Fatta eccezione per i simboli della vittoria, è la prima volta che un colore “estraneo” fa capolino accanto alle tinte societarie, La soluzione fu sicuramente ricercata nonché indice di una certa eleganza, sintomo di un’impronta “altolocata” che la formazione sabauda, adidas yeezy boost 350 v2 black sin dal 1923 legata a doppio nodo alla dinastia Agnelli, si faceva sempre più portatrice in giro per il paese, E il fatto che la coppia Charles-Sìvori, quell’anno, restituì al Piemonte lo scettro dello scudetto sommergendo letteralmente gli avversari sotto una montagna di gol, contribuì non poco a fissare tali mute nella memoria collettiva..

Tuttavia, se sui campi d’Italia stava germinando una nuova epoca in bianco e nero, in un certo senso la stessa già proliferava sui medium del tempo, costretti a ricorrere unicamente a questi due colori per veicolare le gesta dello sport. Nel pieno del boom economico il calcio era esclusivamente quello allo stadio, sicché gli appassionati del bel paese non facevano troppo caso alla qualità dei fotogrammi loro proposti al ritorno a casa, giusto in tempo per vedere la Domenica Sportiva ; d’altronde, erano gli stessi che sovente si appigliavano ancora ai racconti della radio, ai «quasi gol» di carosiana memoria, per fantasticare su quella palla fatta ancora di stringhe e fettucce di duro cuoio.

Immaginiamo che a tutti loro, poco importasse la resa di un tocco adidas yeezy boost 350 v2 black di rosso sopra delle strisce bianconere… oltre mezzo secolo dopo, i moderni occhi cresciuti a pane e pixel non possono invece esimersi dal giudicare negativamente un accoppiamento che, di fatto, andò a “mimetizzare” i numeri − e i ruoli — di Cervato, Nicolè e Stacchini, nomi loro malgrado offuscati dalle stelle del Trio Magico d’attacco, Un matrimonio, quello tra il rosso e le tinte juventine, che oggi, tra norme e cavilli, sopravviverebbe lo spazio di appena qualche partita, ma che invece a suo tempo finì per segnare tutti gli anni Sessanta dei torinesi..

Anni che, a dirla tutta, si rivelarono piuttosto grami per la squadra torinese, spesso costretta a far da semplice spettatrice alle gioie altrui. Un decennio illuminato unicamente dal «movimiento» di Heriberto Herrera che nel 1966-67 consegnò al popolo bianconero uno degli scudetti più dolci mai assaporati, strappato all’ultimo minuto dalle maglie di una Grande Inter ormai al suo crepuscolo. Una sorta di «5 maggio» ante litteram, coinciso con un nuovo, fugace, capitolo nella storia del vestiario juventino. Proprio in quella stagione, infatti, sulle casacche di Chinesihno e del Sol si materializzò un quadrato bianco, grande quanto basta per accogliere quei numeri sempre rossi, ma ora decisamente più apprezzabili alla vista.

Quel “rosso” incomodo, chiamiamolo così, rimarrà incollato adidas yeezy boost 350 v2 black ai giocatori piemontesi ancora qualche stagione, prima di lasciare il passo all’ennesima e ben più vibrante rivoluzione che si farà largo nell’estate del 1970, Al Comunale si rivede Giampiero Boniperti, stavolta dietro a una scrivania; in campo, della vecchia guardia rimangono solo capitan Salvadore e Haller, il più “latino” dei tedeschi, deposti a far da chioccia a una nidiata di promettenti e scalpitanti elementi..

C’è, soprattutto, una nuova divisa adidas yeezy boost 350 v2 black da indossare: dopo oltre un decennio vennero riposte nei cassetti quelle camicione dall’ampia foggia, sostituite da nuove maglie in cotone che tornano a essere aderenti e affascinanti, Va in soffitta anche il colore rosso: i numeri virano sul bianco, come agli albori, iscritti in un quadrato che passa dal giorno alla notte, tingendosi di nero, È probabilmente l’istante in cui il vestito juventino raggiunge un optimum poi mai più eguagliato..



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