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Il campionato 1928-29 fu un insuccesso : la squadra finì 6ª nel girone B di qualificazione alla Serie A, Anche dal punto di vista economico insorsero gravi problemi e, per salvare la situazione, visto che Ernesto Torrusio era stato “dimesso” dalla carica di Vice-Podestà e le forze pantalone tuta adidas finanziarie su cui egli contava si erano eclissate, il Fascio Milanese e le gerarchie sportive in seno al D.D.S, (che infruttuosamente si erano adoperate per risolvere la situazione), chiesero l’intervento dell’ex presidente del Casale, Ingegner Oreste Simonotti, che rimise in sesto la società ripianando i debiti e conquistando alla fine del campionato 1929-30 il primo scudetto dell’Ambrosiana (il terzo della società), Con Simonotti si tornò alla maglia nerazzurra nella stagione 1929-30 e sul petto era presente uno stemma circolare a scacchi bianchi e neri, in ricordo dei colori dell’Unione Sportiva Milanese, Con la vittoria del titolo nazionale e la presenza dello scudetto sparì però lo stemma circolare e gli scacchi trovarono il loro posto sul colletto della divisa, All’epoca, tuttavia, al fianco dello scudetto era comunque presente, ancora una volta, il fascio littorio..

Il governo fascista comprese subito la popolarità e il potenziale del gioco del calcio, “ma solo dopo la guerra quello sport conobbe il suo massimo successo”, commenta lo storico Simon Martin, autore di Football and Fascism – The national game under Mussolini, La combinazione tra pantalone tuta adidas la popolarità dello sport nel 1920, ed il clima di tensione sociale che portò il fascismo al potere, diede al calcio l’attenzione del regime, Naturalmente, come in ogni piano di comunicazione per le masse, l’immagine ricopriva un ruolo fondamentale, Il colore nero sulle maglie della Dominante ed i fasci cuciti sulle divise, accanto agli scudetti e stampati come simbolo di una squadra riuscivano davvero a raggiungere una enorme fetta di popolazione..

In questi anni, dunque, risulta interessante analizzare come si riesca ad intravedere in embrione e sotto pantalone tuta adidas forma di propaganda politica quel potenziale che esploderà solo molto più tardi attraverso la trasformazione delle squadre da associazioni in S.p.A., quando i club compresero il reale potere di mercato che avevano tra le mani e la forza economica dei loro marchi, Questo articolo è dedicato a Savino Russo, guida insostituibile durante i primi passi di questa ricerca, venuto a mancare improvvisamente pochi giorni fa..

Un photoboots incentrato sulle nuove 11pro di adidas football, subito indossate, tra gli altri, da De Sciglio, Palombo e Tiago. Da segnalare Bolasie in Premier League con le Superfly CR7 e Thierry Henry con le sue evoSpeed bianche e rosse. Cuadrado (Fiorentina) adidas nitrocharge 1.0 Bolasie (Crystal Palace) Nike Mercurial Superfly IV CR7 De Sciglio (Milan) adidas 11Pro Gonzalo Pineda (Seattle Sounders) adidas nitrocharge CrazyLight Henry (New York Red Bulls) Puma evoSpeed 1.2 Morata (Juventus) adidas Predator Instinct

“Do you speak italian?”.  Se mai vi capitasse di passeggiare per il centro sportivo pantalone tuta adidas londinese Score Center o per lo stadio Brisbane Road, questa potrebbe essere una delle frasi che potreste maggiormente sentire tra gli addetti ai lavori del Leyton Orient, E immagino che vi starete chiedendo il perchè senza trovare una risposta certa e veloce, Per dare una spiegazione bisogna tornare indietro di qualche mese, più precisamente a Luglio, quando l’imprenditore italiano Francesco Becchetti ha acquistato il 90% delle azioni della squadra dell’ East London, impiantando gradualmente una “colonia” di suoi connazionali all’interno del club, Dall’allenatore Mauro Milanese ( vecchia conoscenza del calcio nostrano, ex di Perugia, Inter, Ancona e Triestina), ai giocatori Gianvito Plasmati e Andrea Dossena..

Nonostante il cambio di presidenza e una sorta di italianizzazione, l’appeal e l’outfit del club delle due Viverne sono rimaste immutate e la conferma di Nike come sponsor tecnico ne è una prova. Per quanto riguarda la prima maglia, Nike ha utilizzato il modello Trophy II, applicandogli i classici colori del club: rosso e bianco. Il rosso la fa nettamente da padrone essendo presente, in tinta unita, sia sul fronte che sul retro. Un discorso a parte meritano invece le maniche: esse sono bianche ma tagliate orizzontalmente da due righe rosse. La prima è situata circa a metà manica, la seconda invece è a chiusura della stessa. Infine, il colletto proposto è leggermente a V con chiusura sovrapposta.

Impossibile poi non soffermarsi sul logo del club: esso è composto da due Viverne rosse (creatura leggendaria a metà tra un drago e un rettile) poste una dinnanzi all’altra e con un pallone tra gli artigli che reca l’anno 1881, la data di fondazione del Leyton Orient, Pantaloncini e calzettoni sono in versione pantalone tuta adidas basic, in tinta con la maglia senza elementi a contrasto, La divisa away mantiene lo stesso template della maglia home ma con un unico cambiamento: il rosso è sostituito dal  blue royal, Sulle maniche permangono le due righe bianche e all’altezza del cuore c’è lo stemma sociale che risalta maggiormente sulla tonalità bluette..

La medesima sorte tocca a calzoncini e calzettoni, ora interamente blu, Infine il terzo kit che non si discosta per nulla dagli altri due precedenti, eccetto per il colore nero con le immancabili due strisce sulle maniche e lo stemma societario applicato sul cuore, Tre sono gli sponsor che trovano posto sulle divise: 666 Bet sul petto, Goldline dietro il collo e Sports Identity sui pantalone tuta adidas calzoncini, Nike poi ha voluto omaggiare i tifosi dei “The O’s” creando a d hoc, al momento della presentazione dei kit, l’hashtag #RiseAgain: un’esortazione e una speranza di resurrezione (calcistica) dopo la sconfitta della scorsa stagione ai rigori in finale di League One a Wembley, per mano del Rotherham United..



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