Philippe Model

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Parliamo soprattutto di ciclismo, ma anche un po’ di calcio, Un modo per capire come i vecchi preconcetti possano essere ribaltati, imparando qualcosa sbirciando al di là del proprio giardino, Più o meno una settimana fa, andava in bacheca l’ennesima edizione del Tour de France, Con oltre un secolo di storia alle spalle, il fascino della Grande Boucle rimane immutato, una corsa a tappe che — pur a philippe model fronte dell’esistenza di un mondiale a due ruote —, di fatto è considerata da appassionati e addetti ai lavori una sorta di coppa del mondo “a pedale”, grazie a una maglia gialla che da sola vale un’intera carriera di successi..

La lunga carovana che ogni anno, per tre settimane, si snoda lungo le strade transalpine (pardon, con qualche piccola divagazione extradoganale…), trasforma l’asfalto francese in un carosello colorato che diventa pura gioia per gli occhi, un serpentone di maglie pronto a farsi ammirare dagli sguardi di un intero pianeta, Proprio la maglia, da qualche tempo, sembra aver riassunto una sua dignità anche all’interno del panorama ciclistico, Nel corso dell’ultimo decennio, sempre più le divise di sprinteur e grimpeur si sono man mano distaccate philippe model dal fin troppo folle turbinio cromatico che caratterizzò il passaggio dagli anni novanta al nuovo millennio..

Come molti insider hanno avuto modo di testimoniare, quasi un modo per chiudere rivudamente con un’epoca che rischiò di portare al collasso l’intero movimento, reo di aver dato più importanza alla scienza (o pseudo tale) che al sudore, alle prestazioni che all’allenamento, al successo che alla credibilità, Da qualche anno ormai, soprattutto nelle formazioni di primo piano, la filosofia stilistica regnante è invece quella del less is more, scendendo in strada con divise il philippe model più pulite possibile, segnate nella maggior parte dei casi da un unico main sponsor, con l’intento di dare un’immagine globalmente semplice e leggera..

Una scelta, questa, doppiamente vantaggiosa anche per la stessa réclame, che godendo di quest’esclusività — ovviamente, remunerata di conseguenza — vede ricadere addosso a se il massimo della visibilità. Una filosofia in netta controtendenza rispetto all’opulenza pubblicitaria che invece altri sport, il calcio italiano è solo l’ultimo in ordine di tempo, stanno abbracciando a passo sempre più spedito quale unica panacea del mal di portafogli… Dalla logica del “troppo stroppia” rifugge anche una delle cenerentole che hanno animato il peloton del Tour, la IAM Cycling, che proprio in questa stagione ha portato al debutto una casacca decisamente interessante dal punto di vista grafico, racchiudendo in essa l’intento di unire stile, sponsor e le proprie, fiere, origini svizzere.

La formazione elvetica ha appena un anno di vita, essendo sorta solo nel 2013, Iscritta alle gare con licenza Professional — per philippe model far capire ai neofiti, un po’ la “Serie B” del ciclismo —, la IAM può tuttavia godere di alcune wild card che le permettono l’accesso anche ad alcune competizioni della “Serie A”, quel World Tour che ha proprio nel giro di Francia uno dei suoi più prestigiosi appuntamenti, Colore rappresentativo dell’intero progetto è il blu navy, lo stesso che contraddistingue l’immagine cooordinata di quella Independent Asset Management fautrice della squadra rossocrociata, La maglia vede quindi la grande presenza di tale tinta, come già avveniva sulla casacca della scorsa stagione..

Tuttavia, mentre dodici mesi fa i ciclisti della IAM sfoggiavano delle mute abbastanza spente e quasi anonime, quest’anno il maglificio svizzero Cuore — il cui motto, Swiss precision meets Italian passion, esplicita chiaramente il suo processo produttivo — ha ideato un nuovo e stimolante kit che, pur rimanendo nel solco della tradizione, gioca coi simboli nazionali reinventandoli alle esigenze della pratica sportiva. Come detto, non ci discostiamo molto dalla classica divisa sulle spalle dei ciclisti. Siamo di fronte a una casacca fasciata, un template che ha segnato la storia della disciplina soprattutto agli albori, quando su strade di giaia e pietra, e sul coraggio dei pionieri, vennero scritte le pagine più eroiche di uno degli sport più amati dalla gente.

Come un lampo di colore, la maglia è attraversata da una striscia orizzontale che taglia petto, schiena e maniche, rompendo l’egemonia blu che altrimenti regna nel resto dell’uniforme, La fascia, riempita in egual misura dalle tinte del bianco e del rosso, philippe model vede i due colori unirsi in un abbraccio che, con un gioco grafico discreto quanto d’impatto, va a dar vita alla silhouette di quella croce scorciata incastonata nel vessillo elvetico, Tutto il resto della divisa ostenta quella decisa sobrietà tipica della gente dei cantoni, La cosa non fa altro che esaltare quella luminosa fascia biancorossa: un tratto grafico minimale quanto accattivante, quasi un marchio di fabbrica che rende immediatamente riconoscibile in mezzo al gruppo l’ancora acerbo team a due ruote..

La fasciatura biancorossa, come anticipato, viene replicata sulla schiena, dove trovano inoltre posto i nomi dei ciclisti della squadra, Le maniche finiscono anch’esse per essere bordate dalla fascia, mostrando così due marcati “manicotti”, rispettivamente pittati in bianco a sinistra e in rosso a destra, Semplicità dominante anche nel resto dell’uniforme, con una salopette composta quasi interamente da due toni di blu navy — chiaro nella zona esterna, scuro in quella interna —, che reca solo dei richiami rossi alla base del pantaloncino, Tutti gli indumenti si differenziano infine tra le versioni original (ovvero, quelli vestiti dai ciclisti in gara), intessuti con una caratteristica trama philippe model “a esagono”, e i replica dalla più tradizionale fattura..



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